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Lavori pubblici
martedì 10 Novembre 2015 - 07:26

Novità introdotte dalla Direttiva 2014/23/CE in materia di contratti di concessione

La Direttiva 2014/23/CE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, disciplina organicamente un settore finora solo parzialmente regolato a livello UE. L’aggiudicazione delle concessioni di lavori pubblici, infatti, è stata soggetta sinora alle norme di base della direttiva 2004/18/UE.

Ambito di applicazione
La Direttiva si applica alle concessioni di lavori o di servizi il cui valore è pari o superiore a 5.186.000 €. Ogni due anni la Commissione verifica che tale soglia corrisponda a quella stabilita nell’accordo sugli appalti pubblici dell’Organizzazione mondiale del commercio per le concessioni di lavori e se del caso procede alla sua revisione.

La disciplina
La Direttiva UE («direttiva concessioni») disciplina compiutamente e per la prima  volta:

1. la nozione di concessione:

a. «Concessione di lavori»: un contratto a titolo oneroso stipulato per iscritto in virtù del quale una o più amministrazioni aggiudicatrici o uno o più enti aggiudicatori afidano l’esecuzione di lavori ad uno o più operatori economici, ove il corrispettivo consista unicamente nel diritto di gestire i   lavori oggetto del contratto o in tale diri†o accompagnato da un prezzo;
b. «Concessione di servizi»: si intende un contratto a titolo oneroso stipulato per iscritto in virtù del quale una o più amministrazioni aggiudicatrici o uno o più enti aggiudicatori afidano la fornitura e  la gestione di servizi diversi dall’esecuzione di lavori di cui alla lettera a) ad uno o più operatori economici, ove il corrispettivo consista unicamente nel diritto di gestire i servizi oggetto del contratto o in tale diritto accompagnato da un prezzo.

2. la nozione dei soggetti che affidano le concessioni: Amministrazioni aggiudicatrici ed Enti aggiudicatori (diversamente dalle Direttiva Appalti, l'ambito di applicazione è esteso anche alle imprese pubbliche e agli enti diversi dallo Stato, alle autorità regionali o locali, agli organismi di diritto pubblico o alle associazioni costituite da uno o più di tali autorità o da uno o più di tali organismi di diritto pubblico).

3. la procedura di afidamento e il valore delle concessioni (artt. 8 e 9 per la soglia e metodi di calcolo del valore stimato delle concessioni e Revisione della soglia; artt. 30 e ss. concernenti l’aggiudicazione delle concessioni e le garanzie procedurali).

Il rischio operativo
«L’aggiudicazione di una concessione di lavori o di servizi comporta il trasferimento al concessionario di un rischio operativo legato alla gestione dei lavori o dei servizi, comprendente un rischio sul lato della domanda o sul lato dell’offerta, o entrambi - spiega l'art. 5 -. Si considera che il concessionario assuma il rischio operativo  nel caso in cui, in condizioni operative normali, non sia garantito il recupero degli investimenti effettuati o dei costi sostenuti per la gestione dei lavori o servizi oggetto della concessione. La parte del rischio trasferita al concessionario comporta una reale esposizione alle flu†uazioni del mercato tale per cui ogni potenziale perdita stimata subita dal concessionario non sia puramente nominale o trascurabile».

La durata della concessione
In base a quanto sancito dall'art. 143 del D.Lgs. 163/2006, la concessione non può essere superiore a 30 anni o non superiore a 50 anni per le opere superiori al miliardo di euro, al fine di assicurare il rientro del capitale investito e l’equilibrio del PEF (art. 42, D.L. 201/2011).
Mentre per la Direttiva UE:

1. la durata della concessione dovrebbe essere limitata al fine di evitare preclusioni all’accesso al mercato e restrizioni alla concorrenza (cons. 52);
2. per le concessioni di durata superiore a 5 anni la durata dovrebbe essere limitata per il periodo necessario al recupero degli investimenti e un ritorno sul capitale investito dal concessionario (art. 18.2);
3. gli investimenti presi in considerazione sono sia quelli iniziali sia quelli in corso di concessione (art. 18.2);
4. la durata massima dovrebbe essere indicata nei documenti di gara, salvo che la stessa sia utilizzata come criterio di aggiudicazione del contratto (cons. 52).

La nuova direttiva
Secondo l'art. 43, le concessioni possono essere modificate senza una nuova procedura di aggiudicazione quando:

1. le modifiche sono state previste nei documenti di gara iniziali in clausole chiare, precise e inequivocabili che non apportino modifiche o opzioni che altererebbero la natura generale della concessione (comma 1, lett. a);
2. per lavori o servizi supplementari che si sono resi necessari e non erano inclusi nel contratto iniziale (comma 1, lett. b);
3. la necessità della modifica è determinta da circostanze che un’amministrazione aggiudicatrice o un ente aggiudicatore diligente non ha potuto prevedere (comma 1, lett. c);
se un nuovo concessionario sostituisce quello originario (comma 1, lett. d);
4. se le modifiche non sono sostanziali (comma 1, lett. e);
5. se le modifiche sono al di sotto della soglia dell’art. 8 e del 10% del valore della concessione iniziale (comma 2, punti i e ii).

Per approfndire, scarica le slide del Seminario Dipe tenuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.


Fonte: Dipartimento per la Programmazione Economica e il Coordinamento della Politica Economica

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